"Comunità e territori" è un sito di discussione on line che ha l'ambizione di svolgere il ruolo di una rivista. Nel senso di andare oltre l'immediatezza della comunicazione via web, e di tentare anche la strada dell'approfondimento e della ricerca.

Lo promuovono un gruppo di amici, tutti iscritti e militanti del PD, desiderosi di elaborare idee e partecipare ad una discussione sui problemi della nostra società e sulle possibili soluzioni.

Ci siamo ritrovati intorno ad una constatazione e ad una esigenza.

La constatazione è che nel Partito Democratico a livello locale il dibattito politico langue. Ci sono molte buone iniziative, in cui vengono giustamente illustrate e difese le decisioni del governo e l'attività del parlamento. Manca un lavoro più generale, capace di analizzare la trasformazione dell'economia e della società e di costruire un disegno strategico e di prospettiva. Siccome pensiamo che ci siano molte energie positive, nel gruppo dirigente e nella rete dei nostri militanti, vogliamo dare il nostro piccolo contributo a fare qualche passo in avanti.

L'esigenza è quella di trovare una sede in cui opinioni diverse si possano esprimere e partecipare ad un dibattito aperto sui contenuti. La questione dei contenuti è cruciale, soprattutto in questi tempi di crisi della politica. Il riscatto della politica potrà venire soltanto da una sua rinnovata capacità di confrontarsi con il merito dei problemi, andando oltre la superficialità della propaganda.Vorremmo offrire una sede al confronto ed all'approfondimento. E vorremmo anche dare una mano perché voci esterne possano interloquire con l'unico partito che ancora esiste nella società italiana (ed anche in quella piemontese). E fare tutto ciò non diventando una corrente, ma mantenendo un carattere di libertà, di leggerezza, di improvvisazione, di trasversalità.

Il titolo scelto denuncia l'origine culturale dei promotori dell'iniziativa, che è quello del cattolicesimo democratico. Il richiamo formale a questa esperienza è però l'ultima cosa che ci interessa. Sono altre le sedi in cui proviamo ad alimentarne l'attualità. Ci interessa invece mantenere aperto un ragionamento sul rapporto tra le trasformazioni della politica e i grandi filoni del pensiero e delle culture politiche del novecento. Il tradizionale provincialismo italiano (non così avviene in altri paesi) ci consegna un pragmatismo privo di orizzonte. La concretezza delle soluzioni e la capacità di realizzarle con coerenza e tempestività sono un valore importante. Ci voleva un cambiamento di stile, anche nell'azione di governo. Tuttavia ci inquieta la mancanza di orizzonti e di profili ideali, che si possono trarre soltanto dai pensieri profondi della storia, della filosofia politica, della cultura sociale. Non saremo certamente noi a risolvere il problema, ma potremo tenere accesa una fiammella, e cioè l'idea che si può essere moderni e innovativi senza dimenticare che ci sono radici fondamentali per alimentare le scelte.

Le nostre radici ci inducono a definire, sia pure sinteticamente, le idee-forza a cui intendiamo ispirare la nostra riflessione. Anzitutto la conferma della Costituzione repubblicana come orizzonte di riferimento ideale per la politica del nostro paese, e della democrazia come regola della vita istituzionale e come forma della partecipazione dei cittadini. La forte opzione "costituzionale" non rinnega l'esigenza di discutere i contenuti che hanno un carattere storico contingente, e che come tali possono essere modificate, ma sottolinea in modo intransigente la scelta di difesa dei principi di fondo contenuti nella prima parte della Carta Costituzionale. In secondo luogo l'individuazione delle autonomie locali come articolazione fondamentale dello Stato democratico, e la difesa intransigente del loro ruolo di rappresentanza e di guida delle comunità locali in una logica di sussidiarietà, contro la tentazione di uscire dai problemi della società italiana attraverso la scorciatoia di un nuovo centralismo. In terzo luogo la formulazione di una "opzione sociale", che mette al centro i ceti più deboli e le disuguaglianze, che non costituiscono soltanto una ineludibile questione etica, ma anche un freno alla ripresa ed alla crescita dell'economia. E infine la convinzione che il riscatto della politica e della sua capacità di decidere non può realizzarsi sulle macerie della società e sulla distruzione dei suoi corpi intermedi. Sindacati, rappresentanze degli interessi, corpi sociali e mondi vitali devono assumere una visione generale, uscire dalla logica dell'azione corporativa, ma non possono essere cancellati come inutili retaggi di un oscuro passato.

Abbiamo detto che i promotori sono iscritti al PD, e intendono collocare la loro iniziativa nell'ambito del dibattito del PD. Sul punto occorre quindi dire qualcosa, sia pure in termini molto generali. La vittoria di Matteo Renzi alle primarie, e la sua successiva nomina alla Presidenza del Consiglio, hanno avviato un processo di radicale innovazione nella forma del partito, nella sua vita interna, nelle sue modalità organizzative. Nulla è più come prima, e Renzi ha mantenuto le sue promesse di rottamazione e di ricambio della classe dirigente del PD. Era necessario, per superare un ripiegamento burocratico della vita del partito e una certa logica di continuismo che identificava il PD con l'eredità della sinistra italiana. In fondo, sia pure con metodi un po' rozzi e cialtroneschi, l'idea del partito che Renzi propone non è lontana da quella originaria del PD, e cioè di un partito che vuole parlare a tutta la società italiana, che in qualche misura è un "Partito della nazione". Essere un partito della nazione tuttavia, a nostro avviso, è cosa molto esigente. Comporta creare le condizioni perché ampi strati della società, con interessi talvolta divergenti, si riconoscano in una sintesi comune e partecipino al processo decisionale e alla formazione degli indirizzi e delle scelte. In quest'ottica i muscoli servono a poco. Forse conquistano un po' di consenso nella pubblica opinione, ma a scapito della costruzione di una cultura politica capace di andare oltre la tattica quotidiana. E di quotidianità e di tattica ci sembra vivere oggi il PD, la sua strabordante maggioranza e la sua smarrita minoranza.

Il "chi siamo" finisce qui, anche se in realtà è stato appena accennato. Lo preciserà meglio, se sapremo tener fede ai propositi dell'inizio, la continuità del lavoro che intendiamo svolgere.

 

Per dare vita a questa iniziativa ci siamo costituiti in "Comitato promotore di comunità e territori". Ne fanno parte: Paolo Ballesio, Roberto Berger, Paolo Berger, Francesco Brizio, Rodolfo Buat, Monica Canalis, Roberto Cavaglià, Rosanna Cordero, Franco Ferrara, Gianfranco Morgando, Ezio Perardi, Maurizio Perinetti, Alessandro Risso, Giuseppe Santise, Rosella Seren Rosso, Giulio Steve, Michelangelo Toma, Marco Verga.

Il "Comitato promotore" ha approvato uno Statuto che ne regola la vita e l'attività. Chiunque può farne parte, inviando una mail al seguente indirizzo: info@comunitaeterritori.it
CONTATTACI ON LINE